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31 Luglio, 2021

Storie di mamme adottive: “Mamma … per scelta”

La testimonianza di Rita, mamma bio-ado di due splendide ragazze: Giovanna e Giulia adottata in Cambogia
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Sono mamma di due splendide ragazze, Giovanna di 14 anni, mia figlia biologica e Giulia di 10 anni, adottata all’età di 2 anni dalla Cambogia. Il mio percorso adottivo è iniziato quando Giovanna aveva 5 anni e, come tutti i bambini, esprimeva i suoi piccoli e grandi desideri in modo semplice e diretto: “Vorrei tanto avere una sorellina” diceva. Io le avevo insegnato a pregare così: “Madonnina, mandami presto una sorellina”.

Naturalmente Giovanna non poteva conoscere i miei sentimenti profondi di quel periodo: la percezione di una certa delusione e di un mio vissuto di incapacità ad avere altri figli. Io sono figlia unica e ho sempre vissuto con dolore il fatto di non avere fratelli o sorelle con cui dividere parte della mia vita. Sono quindi stata molto ferita dalle insistenti richieste di mia figlia.

La scelta adottiva

Come tutti gli aspiranti genitori, all’inizio vi è sempre una curiosità e un desiderio di apertura verso questa bella avventura; passare da coppia a famiglia è uno sviluppo naturale del vivere… Tuttavia, i genitori adottivi passano generalmente da un vissuto luttuoso, quello cioè che va da un riconoscimento di incapacità procreativa, ad una consapevolezza della necessità di guardare la propria inadeguatezza in modo costruttivo.

Nel periodo che ha preceduto la domanda di adozione, io e mio marito Andrea ci siamo documentati attraverso letture, seminari e conferenze. Ho dovuto anche superare le ritrosie di alcune persone a me vicine: “Ma chi te lo fa fare? Hai già una bella bambina!” dicevano.
Oppure ho dovuto “arrovellarmi” per superare sensi di colpa dovuti a: ”Ma ti rendi conto che l’arrivo di un nuovo bambino toglie tempo a tua figlia !?”
Ma l’arrivo di un fratellino biologico non è forse la medesima esperienza dell’arrivo di un fratellino adottato?

Non è stato facile per noi assumere questa decisione, è stato un salto nel buio sia nostro, come coppia, sia nei riguardi della nostra prima figlia Giovanna: ogni decisione infatti non poteva essere presa a prescindere da lei, ovviamente.

La gente che incontri, spesso ti dice che il figlio biologico è più figlio di quello adottivo, forse perché hai modo di “accontentare” tutti. Quando è nata Giovanna, i parenti che venivano a trovarci dicevano: “Ha gli occhi del nonno, la bocca della nonna e il sorriso dello zio”! Così abbiamo messo a posto tutta la famiglia…
Il figlio adottivo non ti somiglia: Giulia è scura, ha gli occhi a mandorla. Ma ha un cuore grandissimo e una sensibilità unica.

Quando abbiamo fatto il colloquio presso l’Associazione dove abbiamo adottato, noi non abbiamo posto vincoli sul Paese, sul sesso e l’età del nuovo venuto. Se è vero che con il figlio biologico non puoi “scegliere”, questo è ancora più vero con il figlio adottato. È realmente una scelta misteriosa che a volte ti fa quasi mancare il fiato.

La gratitudine della maternità che accompagna sempre l’arrivo di un figlio è molto diversa: il figlio biologico l’hai custodito, aspettato e sentito dentro di te per nove mesi, il figlio adottato te lo trovi davanti già fatto. Quando fai domanda di adozione però hai già la certezza che un bambino già c’è: a te è chiesto solo di andare a prenderlo, lui ti aspetta!

Accogliere dei figli nati da altri resta un mistero

Mi ricordo ancora le parole che ha pronunciato il sacerdote quando ha battezzato Giulia; diceva che i figli sono affidati direttamente dal Cielo. Questa è un’esperienza vera per un figlio biologico, ma ancora più vera per un figlio adottivo. Nel figlio biologico la natura facilita un rapporto anche fisico, desiderato e maturato nei nove mesi di gravidanza, l’adozione spesso arriva dopo tempi indefiniti e quasi sempre lunghi.
Preparandomi all’arrivo di Giulia, avevo letto un articolo molto interessante sull’adozione. Essa era intesa come una sfida al nostro essere genitori: nel parto, infatti, occorre tagliare il cordone ombelicale affinché il figlio venga al mondo; nell’adozione prima devi far entrare dentro di te il figlio per poi partorirlo un’altra volta.

Tuttavia nonostante le indubbie difficoltà che abbiamo incontrato, posso tranquillamente affermare che, quando racconto (e raccontavo) della mia scelta adottiva, ho sempre incontrato persone che mi hanno manifestato ammirazione e una piccola punta di invidia: “Io non sarei mai capace” mi dicevano.
Io penso che ogni coppia è capace di accogliere, è proprio la natura stessa della coppia che definisce questa apertura. L’accoglienza del diverso fa ancora paura e non sempre si opera per diffondere una cultura positiva in tal senso.
La costruzione del rapporto con il figlio adottato non ha avuto alla sua origine una fisicità, ma una scelta: la scelta di una donna che mette al mondo un figlio e che sceglie di non crescerlo e di abbandonarlo. Mi sento di provare gratitudine verso questa donna che per nove mesi ha custodito e conservato questo piccolo esserino indifeso, mia figlia. Non serve un giudizio morale, né tantomeno un pregiudizio: il Dio Misericordioso conosce il cuore di ogni persona.
Da parte mia provo sorpresa e gratitudine per questo Dono immenso e grandioso.

Rita


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