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19 Settembre, 2021

La scuola accoglie?

Una mamma adottiva e docente condivide la sua esperienza
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La scuola italiana è capace di accogliere un bambino adottato? La mia risposta è NO.

Purtroppo ne ho la conferma sia da mamma adottiva che da docente.

Vorrei raccontarvi di una scuola inclusiva, di una scuola che mette i valori essenziali al primo posto ma ahimè così non è (rima  a parte).

La mia storia

Vi racconto brevemente la storia scolastica di mio figlio Umberto, un fagottino Kazako, che è approdato in Italia quando aveva due anni. Ricordo di aver cercato con una cura maniacale una scuola dell’infanzia che mi colpisse il cuore. E il cuore te   lo fai rapire dalle persone non da ciò che gira intorno….infatti approdai in una scuola piccola ma governata da maestre deliziose, capaci, preparate e tanto, tanto umane e sensibili. Perché vedete, cari lettori, con l’amore e la tenerezza rendi un bambino felice. E la felicità dei nostri figli dovrebbe essere sempre al primo posto.

La scuola primaria

Finito l’idillio della scuola dell’infanzia sono approdata in  una scuola primaria a tempo pieno con maestre capaci didatticamente ma per niente empatiche. Ho cercato timidamente di richiedere negli anni qualche riflessione in classe sul Paese di origine di Umberto, sulle feste tipiche kazake, sulla religione di quello Stato, mi sembrava un arricchimento per tutti e un giusto mezzo per far sentire ad Umberto la vicinanza alla sua terra d’origine. Non è stata una grande idea perché le insegnanti mi hanno sempre risposto picche. Non c’era mai tempo, non si poteva fermare il programma, le scadenze didattiche non prevedevano quel tipo di digressioni …

Sono stata zitta.

Ho sbagliato.

Me ne pento.

Non c’ è cosa peggiore di anteporre un obiettivo didattico anziché lasciare spazio ad un racconto emotivo che può cambiare le percezioni di un bambino.

Nessun insegnante di Umberto ha tenuto mai veramente conto del fatto che lui fosse adottato, nessuno ha mai voluto sapere, capire. Se lo avessero fatto si sarebbero resi conto che dietro alle sue negligenze c’era tanta voglia di essere capito.

Riflessione

Mi dispiace doverlo ammettere ma la nostra scuola lascia davvero poco spazio a tutto ciò che non riguarda l’aspetto prettamente didattico volto ai risultati. I docenti sono poco preparati pedagogicamente e psicologicamente ad assolvere ad un incarico così alto.

Nella mia corposa esperienza di docente ho capito quanto ai ragazzi sia di aiuto una vicinanza emotiva, un caloroso abbraccio, una partecipazione intensa ai loro piccoli o grandi problemi. Mi è capitato di lasciare spazio ad intere mattinate per parlare con i bambini di argomenti che capivo fossero necessari per loro. Non ho mai ritenuto importate lasciare indietro  gli argomenti scolastici. Ho sempre privilegiato l’ascolto confidenziale con i miei alunni perché sono profondamente convinta che il lavoro di docente può cambiare davvero la vita di una persona. Se non si stimola un bambino nel modo corretto, se non si sa muovere l’autostima, se non si sa dare la giusta dose di leggerezza, se non si sapesse trovare la chiave giusta per arrivare al cuore di un alunno si potrebbe comprometterne persino il suo futuro. Personale umano e lavorativo.

A scuola gli alunni dovrebbero andare sempre con il sorriso stampato in volto e lo stesso sorriso dovrebbero riaverlo all’ uscita. La scuola trova pochi metodi per incentivare gli alunni senza sapere che con il giusto stimolo tutti sarebbero in grado di dare il meglio. Questa riflessione si rende ancor più necessaria se tra i banchi scolastici ti trovi un bimbo o un ragazzino che arriva dall’altra parte del mondo o, comunque, una persona che ha avuto un iter di vita diverso. Ma perché non fare tesoro delle diversità per trasformarle in ricchezza da condividere? Perché   la scuola è tutta protesa verso un adempimento didattico tralasciando completamente l’aspetto emotivo? Perché il Ministero della Pubblica Istruzione non obbliga i docenti a fare corsi di crescita personale, di motivazione per poter poi essere docenti migliori e più preparati tra i banchi scolastici?

Possibile che nessuno si accorga che la scuola del nozionismo è obsoleta?

Possibile che sia così difficile avere una scuola della competenza … anche emotiva?

Augurio

Ho molta fiducia nelle nuove generazioni di docenti

Ed è a voi che, in ultimo, mi rivolgo: cercate sempre di portare a scuola la felicità. La felicita è un obiettivo trasversale. Arriva ovunque. Corpo, mente, cuore ed anima,

Manuela Rigamonti


Leggi anche: Apprendimento e affettività: quale relazione?

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1 commento

  1. Rosa

    Non adatta ad un bambino arrivato in Italia a 2 anni, figuriamoci a chi arriva in Italia ad 11 anni senza una preparazione adeguata. Sentirsi dire ogni volta “poverina” piuttosto che dire “poverini” a quei ragazzotti maleducati ed un po’ bulli che sanno chi è Garibaldi ma non sanno nulla del rispetto per gli altri!

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