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20 Giugno, 2021

E ora “Cara Chiara”

Francesca Corti, vincitrice del Festival delle lettere2013, questa volta scrive alla figlia maggiore, la figlia nata dalla pancia.
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Disegno di Katia Ranalli, fumettista illustratrice per ItaliaAdozioni (diritti riservati) Katiaranalli.blogspot.com

Cara Chiara,

limpida e luminosa figlia, ragazzina che diventa grande, questa volta scrivo a te. A te che sei figlia e sorella maggiore, a te che ogni tanto ti senti messa da parte, da quando il “ciclone Anna” è arrivato in casa nostra.

Quando abbiamo deciso che il nostro secondo figlio sarebbe arrivato da lontano, e non dalla mia pancia come invece era successo con te, tu eri molto piccola, neanche due anni di bimba, ma già l’idea ti sorrideva.

Ed il tuo sorriso è stata la cosa più importante, in tutti questi anni. Tu che sorridevi agli altri bimbi etiopi che incontravamo facendo volontariato, tu che sorridevi quando ti raccontavo che avremmo preso un aereo e saremmo andati fino in Africa per farti diventare sorella maggiore, tu che hai sorriso a questa sorellina nuova, sconosciuta, che solo tramite il tuo sorriso riusciva ad accettare anche me e papà, e che quando ti vedeva arrivare si illuminava, uscendo per un attimo da quello stato di apatia in cui l’avevamo trovata al nostro arrivo in Etiopia.

E chissà quante volte invece avresti voluto non sorridere, ma mandare a quel paese tutte quelle persone che ti fermavano quando eri insieme a tua sorella e ti facevano domande inopportune: “ma ti piace, la sorellina africana?” “ma le vuoi davvero bene?” “ma sei contenta che tua sorella è bella?”

Quanta pazienza, Chiara! E quanta pazienza anche con una sorella piccola ma già tenace e dal carattere fortissimo, che voleva la tua compagnia ma non i tuoi abbracci, che assorbiva tutte le nostre energie e ne lasciava ben poche per te, che ti incolpava sempre per tutte le marachelle che combinava lei, che catalizzava l’attenzione di tutti, lei così espansiva e vulcanica, tu cheta e dolcissima.

Ti ricordi quando Anna mordeva solo me e te? Ma morsi forti, e dolorosi! E la psicologa a dirci che dovevamo essere contente, perché così dimostrava il suo attaccamento a noi due, e tu mi guardavi spersa come per dire “si, grazie, ma i lividi ora li ho io!”.

Sei stata davvero importante per la formazione della nostra nuova famiglia, sei stata il collegamento tra me ed Anna, e ora sei la sua roccia e la sua sicurezza, perché anche se fa tanto la grande, quando non ci sei tu lei è persa.

Quindi grazie, figlia maggiore. Grazie per sopportare il fardello di essere “la sorella di..”, grazie per tutte le spiegazioni che hai dovuto imparare a dare a chi ti chiedeva il perché della nostra famiglia variegata, grazie per tutte le volte che hai difeso tua sorella da chi denigrava il suo colore, ogni volta abbracciandola più stretta, ogni volta riuscendo a volerle ancora più bene.

Grazie per aver pianto insieme a lei quando ha iniziato a farsi domande sul suo abbandono, grazie per ieri sera, che ti sei infilata nel suo letto a consolarla perché piangeva chiedendosi quale sarà stato il nome della sua mamma africana, grazie perché non hai mai trattato tua sorella come la “poverina-è-stata-adottata”, ma sempre alla pari, lottando anche ferocemente per avere l’attenzione di mamma e papà.

Grazie per essere la sorella che sei. Se siamo una famiglia, e se siamo una bella famiglia strana (come dici tu), è tanto tanto tanto merito tuo.
Ti voglio bene
Mamma

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